Lose the map

Welcome to LoseTheMap - Prima un diaro di viaggi nel continente Asiatico, poi racconti suburbani di vita a Mosca, ed ora in family-life a Berlino - ENGLISH VERSION

Thursday, January 15, 2009

Laos

Foto: http://picasaweb.com/lostconversation/Laos

Laos? Cos'e'? Dov'e'? Perche'?

Domande piu' che legittime che mi accompagnavano alla frontiera, mentre malinconicamente davo l'addio alla Cina e mi apprestavo a mettere piede nel SudEst Asiatico (aka IndoCina che fa molto piu' guerriglia).

Quindi quella mattina di inizio dicembre si apriva un nuovo capitolo del viaggione, dopo la bollente Siberia, i deserti e le praterie mongole e la funanbolica Cina riponevo con cura in fondo allo zaino le scarpacce bucate, e sfoderando due infradito gia' sudate entravo in IndoCina dall'uscita di emergenza, dal paese che nessuno si aspetta, che nessuno sa dov'e' e che viene sempre tagliato fuori dagli itinerari mordi e fuggi.



Il Laos e' un paese ultra rilassato e senza fretta (Lao PDR=Please Don't Rush!), dove tutto viene preso con calma e il tempo passa lento; zaccato su un'amaca all'ombra dei 30 gradi quotidiani fa caldo ma non troppo e si sta ufficialmente bene, quella tranquillita' che dici "Beh ci voleva tanto? Aaaaaaaaaaaaaaaah adesso mi polleggio proprio che ne ho bisogno..."
Dopo aver fatto Indiana Jones in Cina qui per un po' ho fatto Indiana Jones in pensione!

E dire che non e' da me passare il tempo a riposarmi, ma in Laos succede tutto automaticamente, senza accorgertene, anzi se non stai attento dopo un po' ti scordi che stai viaggiando e vedi sul calendario che sono gia' passate 3 settimane e dici "Ah si? Cos'ho fatto in 3 settimane? Oh non sono micca in ferie mi devo sgaggiare!"

La storia del Laos e' quella di uno stato cuscinetto, cornuto e mazziato nei secoli e attaccato e colonizzato da chiunque: Cambogia Cina Burma Thailandia Vietnam Francia e Usa tutti uno dopo l'altro hanno ammazzato un po' di locali, fatto i loro esperimenti sociali e guerrafondai sfruttando la posizione geografica e cercando di sollecitare questi pigri laotiani, che di fretta ne hanno ben poca, basta che gli dai un po' di riso birra e un'amaca e loro sono contenti!

Oggi vige un presunto comunismo importato dal Vietnam, comunismo del quale nessuno se ne strafrega e che arricchisce le tasce dei soliti potenti e lascia a piedi tanti altri che, senza fretta, vivono in capanne di bambu' e scorrazzano dietro a polli galline gatti maiali mucche e bambini nudi in questi piccoli villaggi.
Bevendo BeerLao, la birra di partito, e guardando la tv spazzatura thailandese, il Laos va incontro al futuro speranzioso che i turisti si stanchino della Thai e del Vietnam e inizino seriamente a portare dollari nelle loro caneste in foglia di palma, il che cambiera' totalmente questo paese, maledetti yankee!

L'atmosfera laotiana e' un vero mix di stili esotici, la cosa piu' bella e' che tutto sembra ancora puro e vero, non ancora inflazionato dalla modernita' e dal turismo estremo che sta spolpando i cugini viet e thai... per cui ti puoi godere l'IndoCina che era, quella vera, con le sue pessime strade, una vita semplice semplice, poverta', gente tranquilla e stress lontano anni luce...

Anyway in tutta questa polleggiatezza vi pare che me ne resto seduto sugli allori?
Naaaah! Certo mi sono riposato un bel po', ho letto tanto, ho come al solito conosciuto un sacco di gente, ma ho comunque continuato a modo mio il viaggio e alla fine mi sono regalato qualche salto nel vuoto!

A Luang Prabang, bellissima cittadella coloniale nel nord con mille templi buddisti, edifici francesi e il Mekong in sottofondo, dopo la tipica colazione a banana pancake (yeeeah) e caffe' (ah e' vero che esiste il caffe'!), pensavo "Si vabe' dai cosi e' troppo facile... almeno in Cina c'era qualche difficolta', un po' di casino, ero abbandonato a me stesso, qui invece tutti parlano inglese, c'e' cibo occidentale e tutti ti aiutano e ti dicono come fare a viaggiare e ad esplorare il paese... no no mi sto annoiando..." quindi un passaggio al mercato cinese che vende di tutto mi ha illuminato... da li in poi ho iniziato a viaggiare in skateboard!


Uno skate giocattolo per bambini mi ha accompagnato nei saliscendi della lunga strada verso sud, e tra un autostop e l'altro entravo perentorio e trionfale nei minuscoli villaggi ai 5 all'ora su questo skate cinese, e tutto il villaggio che se la rideva alla grande vedendo questo idiota bianco in bilico su un'aggeggio di plastica!
E tutti i mille bambini che mi correvano dietro come se fossi all'ultimo km della maratona olimpica, gridando diecimila helooooo e tenchiuuuuuu! Yeeeah!
Grazie ragazzi, senza di voi non ce l'avrei fatta!

Veramente, veramente divertente, purtroppo pero' una volta ho esagerato e facendomi trainare da un motorino ho accellerato troppo e ho fuso una ruota! End of the game..
Da li in poi lo skate e' diventato il simbolo dello slow travel filosofico, nonche' lo scettro dell'idiozia moderna, e mi ha comunque accompagnato fieramente portando mille sorrisi ai villaggi alquanto sorpresi dal mio passaggio, che mi hanno accolto con gioia e gaudio (e forse con un po' di compassione)!

A volte mi son trovato in villaggi remoti dove i primi bambini che mi avvistavano fuggevano a gambe levate come se avessero visto il diavolo in persona, e spesso c'e' voluto un bel po di tempo per conquistare l'amicizia di questi indigeni, ma il bello come sempre e' nella sfida, e con qualche pernacchia, due parole in lao e un po' di giocoleria spesso sono uscito vincitore e pieno di amici (e a volte anche sbronzo)!



Poi a Phongsavan ho noleggiato una motocicletta, e in sella alla mia Fekon rossa coreana sono andato alla ricerca dei crateri lasciati dai milioni di bombe sganciate simpaticamente dagli americani al tempo della guerra in Vietnam; molte di queste bombe sono inesplose e tutt'ora lasciano una pesante eredita' di mine antiuomo sparse per il paese, quindi caro Marco se devi pisciare vedi di non andare dietro un cespuglio o salti per aria!
Purtroppo non c'e' tanto da ridere, ma i laotiani sono buddisti e hanno preso tutto con la giusta filosofia, quindi niente rancore, tanto che usano i resti di bombe e missili come suppellettili nelle loro case-capanne o per raccogliere l'acqua: di necessita' virtu'!

Vientiane, la capitale, e' poco piu' grossa di Reggio Emilia, e lo stile di vita non e' molto lontano dal resto del paese: sveglia con i pollastri che cantano stonati e poi tanti motorini che con calma vanno verso i mercati, i piccoli negozi e (i piu' privilegiati) verso uffici con aria condizionata a far passare l'ennesima calda giornata; nightlife quasi inesistente, anche perche' la musica lao, devo dirlo, e' veramente terribile!
La mia putrida guesthouse era nella peggio via, frequentata da loschi individui, rimastici in mezzo nella easy life in Thailandia, e belle donne (ma con la voce da uomo), che la Thailandia non se la possono permettere e quindi ne importano il lato meno romantico...


Ancora tanto autostop, a volte difficile a volte avventuroso, tra i quali spiccano un olandese che si e' fatto Amsterdam-Bangkok sulla sua mercedes familiare anni 90 con letto nel bagagliaio e soprattutto quei 100 km di sterrato a fianco della Ho Chi Minh trail nel sud del paese, dove ho dovuto guadare a piedi i fiumi privi di ponti, camminare sotto il sole cocente dei tropici fino ai villaggi veramente inculati e malnutriti, fino quando sono stato salvato da un trattore che in notturna ha attraversato questa foresta irta di insidie, rischiando rami negli occhi e di rimanere piantato in paludi con zanzare cannibali!



Arrivato al villaggio alle ore 22 pensavo fosse finita, invece ero a meta' strada.. quindi passata la notte con gli indigeni bevendo lercio whiskey laotiano all'alba ho avuto il passaggio piu' eclatante: un enorme truck anfibio che portava verso la civilta' 2 alberi giganti appena segati a mano, e li per 3 ore col cuore in gola su questo carro armato ci siamo fatti strada distruggendo tutto quel che ci si opponeva, e quando l'autista mi ha fatto cenno di abbassare la testa dopo 1 secondo un enorme tronco di bambu' e' volato a una spanna dal mio orecchio... Meeeeerda!
Ho sudato freddo, e baciato il suolo una volta atterrato, per l'ennesima volta un'esperienza da incorniciare, culo in salvo e mutande da cambiare!

Alla grande, on the road again, adrenalina galoppante, non smetto di stupirmi e non so piu' cosa aspettarmi dalle prossime avventure!

Ho passato un capodanno meega polleggiato su un'isola sul Mekong (4000 islands), bella, quieta e silenziosa, scalzo in compagnia di australiani, australiane e della mia matrigna olandese, una disegnatrice di 50 anni che ho incontrato sull'isola, e che avevo conosciuto in Cina 3 mesi prima!

Si sa le belle coincidenze aumentano sempre il grado di entusiasmo, per cui nella mia testa continua la festa (scusate la rima) e tutte le sere, nei mille tramonti sul Mekong, penso all'arte del viaggio, e mi compiaccio: penso al passato, al presente e al futuro che si incrociano e tra domande e risposte che mi faccio il senso di pienezza interiore mi accompagna fedele in questo trionfale egoismo esplicito tra le mie tempie, reso vivo quotidianamente sia dalle avventure che dai momenti di calma e pace.
Sto forse impazzendo?
Liberta'!

Ho lasciato il Laos quella mattina di inizio gennaio e sudando mi sono voltato indietro vedendo queste 4 weeks volate in un sospiro, e penso che non so piu' che metro di paragone tenere: minuti, giorni o mesi? Chilometri o centimetri?
Cos'e' che continua a darmi la carica? Cosa sto cercando?
Ah e' vero la risposta e' nei miei aforismi: non conta dove arrivi, ma da dove parti; e non sono in cerca di me stesso, ma di tutto il resto...
Mo va'cagher... caro Marco aka Skeggia aka quel caz che ti pare: ci sei rimasto in mezzo!

Ah dimenticavo: prossima tappa Cambogia, sto scrivendo dalla caotica e incasinata Phnom Penh, finalmente vita di metropoli!

Yo!

Foto: http://picasaweb.com/lostconversation/Laos

4 comments:

marcello said...

Fratelo!

Ti stavo pensando giusto ieri sera, sai? Magari tu eri intento a scrivere queste righe per noi, poveri forzati della vita occidentale, incapaci di prendere e seguire "the flow" come te.
Mi sono appunto trovato a chiedermi, mentre mi stappavo una birra, in che posto ti trovassi in quel preciso istante. Forse stavi anche tu sorseggiando una birra, magari, cambogiana, attorniato da donnette di facili costumi che ti addocchiavano ammiccanti. Mi piace pensarti così.

Come sempre, le mie tempie godono nell'assimilare i profumi, le avventure e i tramonti che traspaiono dalle tue aforistiche parole.

Buon proseguimento di avventure, amico mio.

M.

Paul Maino said...

anni luce ci dividono.
see U
p

ps. Ti auguro tante donne con la voce da...donna!

Anonymous said...

non ho tempo!uffa!!so bene che poco più di un mese fa ti avevo chiesto io dove fosse questo cavolo di laos ma ora non ho tempo di leggere il tuo papiro, porca miseria devo dare da mangiare alla piccola che al cucchiaio preferisce di gran lunga il suo piede e devo pulire casa!non mi potevi fare un riassunto?sono una mamma impegnata e a febbraio ritornero in ufficio...hai presente la chicca che conoscevi alle superiori?quella che ti fulminava con uno sguardo..bhè,a partire dal prossimo mese saprò fare di meglio!!!ho letto solo tre paragrafi dei ventimila che hai scritto ma mi hai già fatto venire voglia di andare in agenzia a prenotare la mia prossima vacanza!i love laos!!:) scappo..ti leggo quando ho tempo!un bacione mega!!

jamann said...

...... e l'invidia cresce...... "KEEP BELIVE IT". Pippo